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Dossier
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  • Il ddl costituzionale approvato dal Senato
    15/10/2015

    Martedì 13 ottobre, con 178 sì, 17 no e 7 astensioni, il Senato ha approvato con modifiche, in terza lettura, il disegno di revisione della Parte II della Costituzione. Il provvedimento torna ora alla Camera per la quarta lettura. L’art. 138 Cost. impone, infatti, che per modificare la Costituzione il Parlamento voti un testo unico per quattro volte. Di fatto, però, le letture sono ben più di quattro dal momento che la cosiddetta navetta tra le due Camere va avanti finché non si giunge a un uguale articolato definitivo, anche se ogni volta il voto della Camera successiva è limitato esclusivamente alle sole parti modificate dall’altra.

    Ad oggi, siamo dunque alla prima delle due deliberazioni per ciascuna Camera, richieste dall’art. 138 Cost.. la Camera dei deputati ha in parte modificato il testo discusso e votato dal Senato; quest’ultimo ha rivotato sulle parti modificate che gli sono giunte e rinvia quindi il testo alla Camera dei deputati per un voto finale conforme, visto che alcune disposizioni – in particolare quella cruciale relativa al carattere elettivo/non elettivo del nuovo senato delle Autonomie – sono state riviste.

     

  • La riforma della pubblica amministrazione
    23/07/2015

    Venerdì 17 luglio l’aula della Camera, con 2453 sì, 93 no e 5 astenuti, ha approvato in seconda lettura il disegno di legge delega di riforma della pubblica amministrazione. Il provvedimento – presentato in Parlamento il 23 luglio 2014 e già approvato in prima lettura al Senato il 30 aprile scorso – torna oggi, in terza lettura, all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato. La conferenza dei capigruppo ha fissato tra lunedì 3 e venerdì 7 agosto i tempi dell’approdo in Aula del provvedimento.
    La pubblica amministrazione è in senso oggettivo l’insieme delle attività volte alla cura degli interessi pubblici; in senso soggettivo, l’insieme dei soggetti che esercitano tale funzione. La riforma in atto coinvolge dunque tutti i cittadini – non solo i circa 3 milioni di dipendenti pubblici – e nell’ottica del Governo anche questo provvedimento rappresenta un ulteriore passo lungo la strada delle riforme volte a rilanciare il Paese.

  • L’incontro delle Acli con il Santo Padre Francesco
    29/05/2015

    “Aiutare le persone sotto la soglia di povertà porta benefici a tutta la società”, ha sottolineato il Pontefice durante l’udienza con le Acli in occasione del settantesimo anniversario della fondazione.
    Agli oltre 7.000 aclisti provenienti da tutta Italia e anche da molti Paesi esteri, Papa Francesco ha inoltre rimarcato le quattro caratteristiche che il lavoro deve sempre avere: essere “libero, creativo, partecipativo e solidale”, ricordando che “la mancanza di lavoro toglie dignità, impedisce la pienezza della vita umana e reclama una risposta sollecita e vigorosa”.
    Il compito che ha affidato alle Acli è quello di continuare ad occuparsi dei deboli, degli esclusi, dei poveri: “nel contesto attuale, in qualche modo si potrebbe dire che le vostre tre storiche fedeltà – ai lavoratori, alla democrazia e alla Chiesa – si riassumono in una nuova e sempre attuale: la fedeltà ai poveri”.
    Il Dossier n. 14 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune (in allegato), ripercorre i diversi momenti dell'Udienza con Papa Francesco, proponendo i discorsi integrali del Santo Padre e del Presidente Nazionale Gianni Bottalico, la rassegna stampa degli articoli usciti sull’incontro, il video integrale dell’evento ed un’ampia galleria fotografica.

  • "La buona scuola"
    28/05/2015

    Ha inizio il 28 maggio, nella commissione Istruzione del Senato, l'esame del disegno di legge governativo recante "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti"; mentre il termine per la presentazione di emendamenti è fissato per lunedì 1° giugno. Il ddl era stato approvato dall’Aula di Montecitorio, con 316 sì, 137 no e 1 astenuto lo scorso 20 maggio.
    La fondazione Achille Grandi per il Bene comune delle Acli, ha preparato un Dossier di approfondimento che, con i consueti contenuti ipertestuali, ripercorre tutte le tappe che hanno portato alla definizione del ddl: dalle linee guida della riforma presentate quasi un anno fa dal Governo, alla consultazione pubblica (15 settembre – 15 novembre 2014), alle modifiche apportate al testo dalla commissione cultura della Camera dei deputati, fino al voto finale di Montecitorio.

    E' disponibile (in allegato) anche un'infografica riepilogativa dell'iter del decreto.
     

  • La riforma delle banche popolari
    25/03/2015

    Il Senato con 155 e 92 no ha votato la fiducia posta dal Governo sul decreto (Investment Compact) che, all’art.1, prevede la riforma delle banche popolari maggiori. In base al provvedimento i 10 istituti con più di 8 miliardi di attivo dovranno trasformarsi in società per azioni.
    Una volta che il decreto sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, bisognerà attendere le disposizioni attuative di Bankitalia. Dopodiché questi istituti avranno 18 mesi di tempo per attuare la trasformazione. Per evitare scalate, durante la fase transitoria che porterà i dieci maggiori istituti a trasformarsi in SpA, nel testo votato alla Camera è stata introdotta una clausola che fissa al 5% il tetto ai diritti di voto nelle assemblee per i primi due anni.
    La seconda forma in cui si è articolata in Italia la cooperazione in ambito bancario, quella delle Banche di credito cooperativo (Bcc), non è stata invece toccata dal decreto.
    Tutti i dettagli per approfondire come cambia la governance delle banche popolari, con i consueti contenuti ipertestuali e tre infografiche riepilogative della riforma, nel Dossier n. 12 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune.

     

  • Le frontiere del welfare italiano
    11/02/2015

    Il Dossier proposto dalla Fondazione Achille grandi per il Bene Comune, “Le frontiere del welfare italiano: nuovi modelli e prospettive future”, attraverso una breve analisi di contesto e una disamina del funzionamento del sistema di protezione sociale italiano a livello normativo e finanziario, è stato pensato come uno strumento di riflessione per discutere dell’evoluzione e delle conseguenze economiche, culturali e sociali che sta attraversando il nostro sistema di welfare al fine di sviluppare proposte politiche e di azione sociale.

    L’esigenza di definire nuove ed efficaci politiche di welfare è una costante della nostra storia recente e la crisi non ha fatto altro che rendere più evidente l’inadeguatezza del nostro sistema di protezione sociale nella sua forma convenzionale. Un modello incentrato più su aiuti monetari diretti alla domanda (pensioni, sussidi vari, redditi di cittadinanza, ecc.) che sull’offerta di servizi non solo è diventato insostenibile da un punto di vista economico, ma è anche inefficace. 

  • Dossier: l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica
    27/01/2015

    Giovedì 29 gennaio, alle ore 15, il Parlamento si riunirà in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, per il primo scrutinio dell’elezione del Presidente della Repubblica. Sono chiamati a votare i cosiddetti grandi elettori che quest’anno sono 1009: 945 tra deputati e senatori, cui si aggiungono tre delegati per ogni regione scelti dai rispettivi consigli regionali (la Valle d’Aosta ha un solo delegato) e i 6 sentori a vita (il Presidente dimissionario Napolitano, Ciampi, Monti, Cattaneo, Piano, Rubbia).Il nuovo Presidente resterà in carica sette anni, (fino al 2022): ciò impedisce che un presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, (che hanno mandato quinquennale) e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. Il settennato decorre dal giuramento che il Presidente presta davanti al Parlamento in seduta comune. Per la carica di Presidente della Repubblica non è previsto un limite al numero di mandati, ma primo caso di riconferma è stato proprio quello di Giorgio Napolitano (2013).

    Tutti i dettagli sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e sui poteri del Capo dello Stato sono illustrati, con i consueti approfondimenti ipertestuali, nel Dossier n. 10 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune.
  • Legge di Stabilità 2015: il Dossier della Fondazione Achille Grandi
    29/10/2014

    Il 15 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato la Legge di Stabilità per il 2015 e il Disegno di Legge riguardante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2015 e il bilancio per il triennio 2015-2017. Una manovra finanziaria di 36 miliardi di euro.
    La Legge di Stabilità consiste, insieme alla legge di bilancio, nell’attuazione degli obiettivi programmatici che il governo intende attuare nel corso del triennio di riferimento; obiettivi stabiliti nel preliminare Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DEF).
    La Legge di Stabilità rappresenta, dunque, la forma concreta nella quale sono attuati i programmi di spesa (l’ammontare delle spese da effettuare e le entrate programmate per le casse dello Stato) stabiliti nel DEF, tenendo conto sia delle autonomie degli enti locali sia dei parametri dettati dall’Unione Europea.
    Il Dossier n.9 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune, attraverso i consueti contenuti ipertestuali, illustra brevemente cos’è la Legge di Stabilità e qual è il suo iter legislativo, riportando una sintesi degli interventi e della coperture della manovra 2015.
     

  • Legge di Stabilità 2015: il Dossier della Fondazione Achille Grandi
    29/10/2014

    Il 15 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato la Legge di Stabilità per il 2015 e il Disegno di Legge riguardante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2015 e il bilancio per il triennio 2015-2017. Una manovra finanziaria di 36 miliardi di euro.
    La Legge di Stabilità consiste, insieme alla legge di bilancio, nell’attuazione degli obiettivi programmatici che il governo intende attuare nel corso del triennio di riferimento; obiettivi stabiliti nel preliminare Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DEF).
    La Legge di Stabilità rappresenta, dunque, la forma concreta nella quale sono attuati i programmi di spesa (l’ammontare delle spese da effettuare e le entrate programmate per le casse dello Stato) stabiliti nel DEF, tenendo conto sia delle autonomie degli enti locali sia dei parametri dettati dall’Unione Europea.
    Il Dossier n.9 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune, attraverso i consueti contenuti ipertestuali, illustra brevemente cos’è la Legge di Stabilità e qual è il suo iter legislativo, riportando una sintesi degli interventi e della coperture della manovra 2015.
     

  • Legge di Stabilità 2015: il Dossier della Fondazione Achille Grandi
    29/10/2014

    Il 15 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato la Legge di Stabilità per il 2015 e il Disegno di Legge riguardante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2015 e il bilancio per il triennio 2015-2017. Una manovra finanziaria di 36 miliardi di euro.

    La Legge di Stabilità consiste, insieme alla legge di bilancio, nell’attuazione degli obiettivi programmatici che il governo intende attuare nel corso del triennio di riferimento; obiettivi stabiliti nel preliminare Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DEF).

    La Legge di Stabilità rappresenta, dunque, la forma concreta nella quale sono attuati i programmi di spesa (l’ammontare delle spese da effettuare e le entrate programmate per le casse dello Stato) stabiliti nel DEF, tenendo conto sia delle autonomie degli enti locali sia dei parametri dettati dall’Unione Europea.

    Il Dossier n.9 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune (in allegato), attraverso i consueti contenuti ipertestuali, illustra brevemente cos’è la Legge di Stabilità e qual è il suo iter legislativo, riportando una sintesi degli interventi e della coperture della manovra 2015.
     

  • Rappresentanza di genere: un percorso incompiuto
    09/09/2014

    La nomina di Federica Mogherini a nuovo Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza dell’Unione Europea non è solo un importante successo internazionale per il governo Renzi, ma anche per il lungo cammino delle donne verso la parità e la piena cittadinanza politica. Tuttavia, nonostante le donne abbiano ottenuto il riconoscimento formale dei diritti politici, ancora faticano ad entrare in misura consistente nelle istituzioni politiche rappresentative e nei processi decisionali. Si tratta di un fenomeno trasversale, che coinvolge tutti i paesi del mondo indistintamente. Ne è una dimostrazione il fatto che l'esecutivo Ue guidato da Jean-Claude Juncker, ha faticato non poco a raggiungere la “quota rosa” minima – equivalente cioè a quella dell'esecutivo uscente – di 9 donne su 32 commissari europei. La sproporzione uomini/donne rimane infatti schiacciante per un’istituzione come la UE che da anni stimola i paesi membri ad adeguare i propri ordinamenti in favore di una maggiore inclusività ed equità tra i generi. Dall’esame dei numeri della rappresentanza di genere nelle istituzioni proposto nel Dossier n. 8 (in allegato), che la Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune ha realizzato in collaborazione con il Coordinamento Donne delle Acli, emerge con chiarezza la sottorappresentanza femminile nei luoghi di decisione politica: anche se con l’ultima legislatura le parlamentari hanno raggiunto la quota record del 30,8%, nei consigli regionali le donne sono il 14,4% e i Presidenti di Regione appena 2. Né le cose vanno meglio a livello comunale, dove le donne sindaco sono il 13,4% del totale e solo 5 di esse sono alla guida di un comune capoluogo.  

  • Il Fiscal Compact: cos'è e cosa prevede
    23/07/2014

    Si chiama Fiscal Compact anche se, in realtà, bisognerebbe chiamarlo più congruamente “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Economica e monetaria”. Approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 paesi dei 27 stati membri dell’Ue (con l’eccezione del Regno Unito della Repubblica Ceca) ed entrato in vigore il 1° gennaio 2013, è un accordo che prevede una serie di norme comuni e vincoli di natura economica che hanno come obbiettivo il contenimento del debito pubblico nazionale di ciascun paese. In particolare, tra i vincoli imposti dal Fiscal Compact spicca l’obbligo di ridurre al 60% dell’incidenza del debito pubblico sul Pil lungo un arco di vent’anni a partire dal 2015. L’Italia ha ratificato il Fiscal Compact con la legge n. 114 del 23 luglio 2012.
    Il Dossier n.7 realizzato dalla Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune ricostruisce le origini del Fiscal Compact e le misure previste che proprio in questi giorni hanno spinto un gruppo di economisti e accademici di diversa formazione ad avviare una raccolta di firme affinché l’Italia esca dal Fiscal Compact.

  • La legge delega fiscale
    27/06/2014

    La legge 11 marzo 2014, n. 23 ha conferito una delega al Governo per la realizzazione di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita. ll testo si compone di 16 articoli concernenti alcuni principi generali e le procedure di delega; la revisione del catasto dei fabbricati; il contrasto all’evasione ed elusione fiscale; la disciplina dell'abuso del diritto e dell'elusione fiscale; norme in materia di tutoraggio, semplificazione fiscale e revisione del sistema sanzionatorio, la revisione del contenzioso e della riscossione degli enti locali; la delega per la revisione dell'imposizione sui redditi di impresa e la previsione di regimi forfettari per i contribuenti di minori dimensioni, nonché per la razionalizzazione della determinazione del reddito d'impresa e di imposte indirette e in materia di giochi pubblici; la delega ad introdurre nuove forme di fiscalità ambientale.Il Dossier n.6 realizzato dalla Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune e dal Caf Acli - attraverso numerosi contenuti ipertestuali - ripercorre le tappe del lungo processo di riforma intrapreso da Governo e Parlamento e che sta portando alla concretizzazione della delega fiscale attraverso la preparazione e la stesura dei decreti attuativi della delega stessa. In particolare, lo scorso 20 giugno il Consiglio dei Ministri ha esaminato in via preliminare il decreto legislativo contenente disposizioni in materia di semplificazioni fiscali. Nel Dossier è possibile consultare una scheda riepilogativa del provvedimento che - attualmente al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti per il prescritto parere - tornerà in un secondo momento all’esame del Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

  • L’Europa che vogliamo
    15/05/2014

    Le prossime elezioni europee, che si terranno in tutti i 28 stati membri dell’Unione europea tra il 22 e il 25 maggio, saranno le ottave consultazioni per il Parlamento europeo (le prime furono nel 1979) e le prime cui partecipa la Croazia. La posta in gioco è molto alta poiché mai come oggi il processo d’integrazione è messo in discussione. I pronostici parlano di un forte astensionismo e del successo dei movimenti euroscettici d’impronta nazionalista. Le recenti elezioni amministrative francesi, così come l’esito del referendum svizzero sulle limitazioni della immigrazione sono avvisaglie da non sottovalutare.
L’Unione Europea è chiamata a rivedere il proprio ruolo e le sue funzioni, dentro e fuori il vecchio continente, recuperando il consenso e la fiducia dei cittadini nel progetto europeo: i frutti del cammino d’integrazione europea sono stati enormi (pace, democrazia e benessere dopo due conflitti mondiali), ma oggi occorre affrontare e superare la percezione, troppo spesso generata da un’incapacità di fornire risposte adeguate ai problemi, della distanza dell’Europa dalla vita del cittadino.
Per la prima volta le diverse famiglie politiche europee hanno saputo indicare un proprio candidato a presidente della Commissione, compiendo un passo avanti per ridurre il deficit di democrazia di cui soffrono le istituzioni europee. Tuttavia, il vero banco di prova per l'Europa è rappresentato dalla questione sociale: rispetto del lavoro e diritti sono ciò che contraddistingue l'Unione.

  • La riforma dei partiti e il finanziamento della politica
    20/02/2014

    Il tema della democrazia interna ai partiti e del finanziamento della politica è una costante a cominciare dall’Assemblea Costituente: il partito politico è definito dall’art. 49 della Costituzione, ma in tutti questi anni è mancata una legge organica sui partiti che ne normasse sia alcuni aspetti relativi ai diritti e ai doveri degli iscritti sia alcune funzioni pubblicistiche (scelta dei candidati alle elezioni). La Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune ha dunque scelto di dedicare il suo quarto dossier alla riforma dei partiti.

    Il documento si articola in due parti. Nella prima parte si ripercorrono le fasi principali del dibattito sull’organizzazione, sul riconoscimento e sulla democraticità dei partiti politici. La seconda parte è invece dedicata al tema del finanziamento pubblico dei partiti, anch’esso non disciplinato espressamente dalla Costituzione italiana (scelta non isolata nel panorama costituzionale). Si parte dal primo disegno di legge per il finanziamento pubblico dei partiti presentato in Senato da Sturzo (1958) fino ad arrivare al decreto legge n. 149 - recante abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore - approvato il 12 febbraio 2014 dall’Assemblea di Palazzo Madama e attualmente in discussione alla Camera. 

  • Reddito minimo o reddito di cittadinanza?
    05/12/2013

    Il tema delle misure di sostegno al reddito è nuovamente al centro del dibattito politico. In proposito si ravvisa, però, una certa varietà lessicale che può generare qualche confusione. Esiste, infatti, una distinzione fondamentale tra reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito. Il primo è un reddito incondizionato, universale e illimitato nel tempo, rivolto a tutti gli individui dotati di cittadinanza e di residenza (compresi gli occupati e chi non ha mai lavorato); il secondo è, invece, un reddito condizionato la cui erogazione è soggetta a una serie di criteri definiti in base al reddito, la disponibilità a lavorare o altri ancora. Attualmente, l’unico esempio di reddito di cittadinanza è il Permanent Fund Dividend Program in Alaska, grazie al quale viene ridistribuita a ogni cittadino residente da almeno un anno una quota del profitto ricavato dalle concessioni petrolifere sotto la forma di vero e proprio dividendo. Altri schemi parziali sono presenti in vari paesi in via di sviluppo, dove si cercano nuove forme di contrasto alla povertà assoluta e alla deprivazione materiale. Per approfondire il tema, la Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune ha preparato un dossier (in allegato) sulle misure di contrasto alla povertà previste dal Governo e sulle proposte dei partiti e dei soggetti del terzo settore.

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