Fondazione Achille Grandi http://www.fondazioneachillegrandi.it/ costruire, condividere, promuovere conoscenza it Equilibrio di genere nei Consigli regionali: legge http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=234 Fri, 19 Feb 2016 08:56:05 +0100

 

 

Il 3 febbraio 2016 la Camera dei Deputati ha votato in via definitiva la proposta di legge che prevede l’equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini nei Consigli regionali. 

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La norma approvata (C. 3297) è in continuità con i provvedimenti approvati dal Parlamento nel corso delle due ultime legislature per promuovere l’equilibrio di genere nelle assemblee elettive a livello locale (L. 215/2012) europeo (L. 65/2014) e nazionale (L. 52/2015 per le elezioni alla Camera, il cd. Italicum che avrà applicazione a partire dal 1° luglio 2016), e interviene sulla legge n. 165/2004 che stabilisce i principi fondamentali ai quali le Regioni devono attenersi nella disciplina del proprio sistema elettorale. Se attualmente la normativa si limitava al principio che prevede la «promozione della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l’accesso del genere sottorappresentato alle cariche elettive», con le modifiche introdotte si introducono specifiche misure da declinare in base ai diversi sistemi elettorali regionali.

In caso di leggi elettorali regionali che prevedono l’espressione di preferenze i candidati in lista dello stesso sesso non devono essere più del 60% del totale e devono potersi esprimere almeno due preferenze, una delle quali riservata a un candidato di sesso diverso. In caso contrario è valida solo la prima preferenza e le successive sono annullate.
In caso di liste bloccate, la legge elettorale deve prevedere l’alternanza tra candidati di sesso diverso e i candidati di un genere non devono eccedere il 60% del totale.
Infine, qualora siano previsti collegi uninominali, tra le candidature presentate sotto lo stesso simbolo i rappresentanti di un genere non devono essere più del 60% del totale. Attualmente, nessuno dei sistemi elettorali adottati in Italia prevede collegi uninominali.
Tali disposizioni non si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome che, comunque, in base alla legge costituzionale n. 2 del 2001, hanno l’obbligo di «promuovere condizioni di parità per l’accesso alle consultazioni elettorali».
La norma recentemente approvata nasce dalla constatazione che i vigenti meccanismi elettorali regionali non garantiscono una significativa presenza femminile nelle assemblee elettive. In tale ambito, infatti, le donne rappresentano solo 17,7% del totale (rispetto al 31% del livello nazionale) e sono appena sei le Regioni in cui le consigliere sono più del 20%. Chiaramente esistono nette differenze tra una regione e l’altra. In particolare, si è riscontrato che laddove è adottato un sistema elettorale che prevede l’espressione di preferenze, le quote di lista da sole non incidono in modo significativo sulla presenza femminile nei Consigli. Al contrario, nelle Regioni in cui si adotta la “doppia preferenza di genere” le donne sono più numerose (Emilia-Romagna 34,7%, Toscana 27,5% e Campania 22%). L’unica eccezione è rappresentata dall’Umbria, dove pur vigendo la doppia preferenza di genere, la presenza femminile è piuttosto contenuta (15%). La stessa percentuale si riscontra in Molise, mentre scende al 14,7% in Valle d’Aosta, al 10% in Puglia, al 6,8% in Sardegna, al 3,4% in Abruzzo. Fanalini di coda la Calabria, con una sola donna in Consiglio e la Basilicata, in cui non c’è alcuna rappresentanza femminile. Non a caso, nella Regione Calabria esiste un meccanismo molto blando (è semplicemente richiesta la presenza di entrambi i generi nelle liste), mentre in Basilicata non è previsto alcun meccanismo d’incentivazione per la rappresentanza di genere. In tutti i casi, l’Italia è ancora ben lontana dalla soglia del 40%, percentuale al di sotto della quale non è possibile percepire una “presenza di genere” nelle pratiche politiche.
Peraltro, in vista della conclusione dell’iter della riforma costituzionale, la presenza femminile nei Consigli regionali potrebbe avere ricadute negative sull’equilibrio del nuovo Senato, che come è noto dovrebbe essere eletto e composto dai membri delle Assemblee legislative regionali.
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Il s della Camera al ddl Boschi http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=233 Tue, 12 Jan 2016 12:13:28 +0100 L’11 gennaio 2016 la Camera dei deputati ha approvato con 367, 194 no e 5 astenuti le norme costituzionali per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.  Il Provvedimento, dopo essere stato approvato dal Senato, modificato dalla Camera e nuovamente modificato dal Senato (C. 2613 B), è stato approvato in via definitiva in prima deliberazione e passa ora al Senato per la Seconda deliberazione, dove sarà votato senza possibilità di modifiche. Dopo il vaglio del Senato, tornerà al voto di Montecitorio per il via libera definitivo.

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Difatti, le leggi di revisione della Costituzione, così come tutte le altre leggi costituzionali, in seconda votazione devono essere approvate nel loro complesso (senza emendamenti) con un “sì” o con un “no” secchi almeno dalla maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera (art. 138 C).
Il voto del Senato è previsto intorno al 20 gennaio, mentre il passaggio alla Camera dovrebbe avvenire nella seconda metà di aprile. Ad ottobre, come garantito dal Governo, se la riforma non otterrà i due terzi dei consensi in Parlamento, è previsto il referendum popolare che, una volta approvata la legge, può essere richiesto da un quinto dei deputati, da un quinto dei senatori, da 500mila elettori o, infine, da cinque Consigli regionali. Il referendum è approvato dalla maggioranza dei voti validi, non è cioè previsto un quorum di votanti. Nel caso invece di mancato referendum la legge è promulgata dopo tre mesi dalla sua pubblicazione.
Come è noto il ddl, tra le varie misure, prevede la fine del bicameralismo perfetto, la riforma del Senato e l’elettività dei senatori, la modifica della disciplina del procedimento legislativo, l’eliminazione della competenza legislativa concorrente, l’abolizione delle province e del CNEL, un nuovo sistema di soglie di maggioranza per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Per maggiori approfondimenti sulla riforma, si rimanda al Dossier n.16 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune.

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Corpi intermedi. Una scommessa democratica http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=232 Mon, 26 Oct 2015 11:57:59 +0100

Quale sarà nell’immediato futuro il ruolo dei corpi sociali intermedi? I corpi intermedi sono ancora un canale di trasmissione tra i cittadini e le istituzioni?

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Quali possono essere forme, spazi e procedure di civismo organizzato realmente partecipativi? In che modo è possibile attivare nuovi canali di partecipazione in cui tutti i soggetti sociali acquisiscano e condividano in forma paritaria meccanismi e procedure di reciproca legittimazione e interazione sul versante programmatico, decisionale e regolativo delle responsabilità pubbliche?

I saggi raccolti nel volume “Corpi intermedi. Una scommessa democratica”, curato dalla Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune, provano a dare alcune risposte a questi interrogativi. Le trasformazioni del mondo del lavoro, della produzione, delle relazioni e delle istituzioni hanno infatti contribuito alla crisi delle rappresentanze sociali che, oggi, sono chiamate a recuperare e a rinnovare la propria funzione di advocacy. Tuttavia, l’evoluzione dei corpi sociali intermedi, si presenta complessa e non priva di contraddizioni.

Come osserva Romano Prodi nella prefazione che accompagna il libro, nei primi anni della storia repubblicana i corpi intermedi hanno svolto bene il loro compito, sostenendo i primi passi della nostra democrazia, facendo crescere la nostra società e rendendo milioni di italiani cittadini attivi e partecipanti. Sul finire del secolo scorso, operò, il mondo ha iniziato a cambiare: mentre tutto si globalizzava (economia, finanza, emergenze) si assiste una parallela e progressiva individualizzazione degli interessi e delle appartenenze. È in questa fase che i corpi intermedi iniziano a “disintermediarsi”, perdono cioè sia la loro capacità di coagulare interessi sempre più frammentati sia la loro funzione di rappresentanza identitaria.

Oggi le principali difficolta con cui devono confrontarsi i corpi intermedi sono almeno due: riuscire a rappresentare al meglio gli interessi dei propri iscritti perseguendo al contempo interessi generali e assicurare un ricambio al proprio interno, tornando ad essere all’altezza delle sfide odierne. Quale sarà nell’immediato futuro il ruolo dei corpi intermedi sociali intermedi? Quello i sapranno meritare, decidendo di affrontare con coraggio le questioni cruciali per il nostro tempo e recuperando l’originaria vocazione di organismi di prossimità capaci di creare reti tra i cittadini e le istituzioni, tra la domanda e l’offerta politica, sociale ed economica.

Non si tratta di tornare ad un passato che non c’è più, ma forse è arrivato il momento di riprendere da quel passato la capacità di attivare canali di partecipazione alla cosa pubblica che danno vita al pluralismo di opinioni e di scelte propri di ogni democrazia.

 

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Il ddl costituzionale approvato dal Senato http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=231 Thu, 15 Oct 2015 10:29:11 +0200 Senato della Repubblica 15.00

Martedì 13 ottobre, con 178 sì, 17 no e 7 astensioni, il Senato ha approvato con modifiche, in terza lettura, il disegno di revisione della Parte II della Costituzione. Il provvedimento torna ora alla Camera per la quarta lettura. L’art. 138 Cost. impone, infatti, che per modificare la Costituzione il Parlamento voti un testo unico per quattro volte. Di fatto, però, le letture sono ben più di quattro dal momento che la cosiddetta navetta tra le due Camere va avanti finché non si giunge a un uguale articolato definitivo, anche se ogni volta il voto della Camera successiva è limitato esclusivamente alle sole parti modificate dall’altra.

Ad oggi, siamo dunque alla prima delle due deliberazioni per ciascuna Camera, richieste dall’art. 138 Cost.. la Camera dei deputati ha in parte modificato il testo discusso e votato dal Senato; quest’ultimo ha rivotato sulle parti modificate che gli sono giunte e rinvia quindi il testo alla Camera dei deputati per un voto finale conforme, visto che alcune disposizioni – in particolare quella cruciale relativa al carattere elettivo/non elettivo del nuovo senato delle Autonomie – sono state riviste.

 

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Come è noto, il disegno di legge “Renzi-Boschi” prevede il superamento del bicameralismo perfetto e l’introduzione di un bicameralismo differenziato in cui Camera dei deputati e Senato hanno composizione e funzioni diverse. Inoltre il progetto di legge modifica la disciplina del procedimento legislativo e interviene il titolo V della Costituzione, eliminando la competenza legislativa concorrente, sopprimendo ogni riferimento costituzionale alle province e rafforza gli strumenti di democrazia diretta. Tutti i dettagli della riforma, con i consueti contenuti ipertestuali e un’infografica riassuntiva, nel Dossier n. 16 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune delle Acli.

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La riforma della pubblica amministrazione http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=230 Thu, 23 Jul 2015 11:29:18 +0200 Venerdì 17 luglio l’aula della Camera, con 2453 sì, 93 no e 5 astenuti, ha approvato in seconda lettura il disegno di legge delega di riforma della pubblica amministrazione. Il provvedimento – presentato in Parlamento il 23 luglio 2014 e già approvato in prima lettura al Senato il 30 aprile scorso – torna oggi, in terza lettura, all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato. La conferenza dei capigruppo ha fissato tra lunedì 3 e venerdì 7 agosto i tempi dell’approdo in Aula del provvedimento.
La pubblica amministrazione è in senso oggettivo l’insieme delle attività volte alla cura degli interessi pubblici; in senso soggettivo, l’insieme dei soggetti che esercitano tale funzione. La riforma in atto coinvolge dunque tutti i cittadini – non solo i circa 3 milioni di dipendenti pubblici – e nell’ottica del Governo anche questo provvedimento rappresenta un ulteriore passo lungo la strada delle riforme volte a rilanciare il Paese.

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Del resto, garantire una formulazione chiara e inequivocabile della legislazione, supportata da una pubblica amministrazione più efficace, riducendo anche il ricorso ai decreti di emergenza, è una delle raccomandazioni dell’OECD all’Italia.
Il testo, composto da 23 articoli, contiene prevalentemente deleghe legislative, da esercitare nei 12 mesi successivi all’approvazione della legge, volte a riorganizzare l’amministrazione statale e la dirigenza pubblica; proseguire e migliorare l’opera di digitalizzazione della p.a.; riordinare gli strumenti di semplificazione dei procedimenti amministrativi; elaborare testi unici delle disposizioni in materie oggetto di stratificazioni normative.
Il provvedimento rappresenta il secondo tassello in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche e segue il decreto varato dal governo Renzi nell’agosto 2014, recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”.
Tutti i dettagli della riforma, con i consueti contenuti ipertestuali, nel Dossier n.15 della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune delle Acli.

 

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Italicum: i 100 nuovi collegi plurinominali http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=229 Wed, 08 Jul 2015 14:34:05 +0200 Lo scorso 6 luglio, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che attua la delega al Governo per la determinazione dei collegi plurinominali prevista dall’art. 4 della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati. Il cosiddetto Italicum, in vigore dal maggio scorso, sarà applicabile solo a partire dal 1° luglio 2016 (per principali elementi qualificanti dell’Italicum, si rimanda all’Infografica a cura della Camera dei deputati).
 

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Il decreto, ora all’esame delle commissioni competenti per un parere non vincolante, definisce i 100 collegi in cui gli elettori saranno chiamati a scegliere 618 dei 630 membri totali di Montecitorio. Ogni collegio, in base alla relativa ampiezza, eleggerà da 3 a 9 deputati ciascuno. I restanti 12 deputati saranno invece eletti con i voti espressi dagli italiani all’estero e per l’attribuzione di questi seggi resta confermata la legge vigente. La dimensione ridotta collegi, secondo il Governo, facilita gli elettori nel valutare l’offerta politica e nella scelta del candidato da votare.
Ogni regione - escluse la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, in cui si vota con un sistema diverso - costituisce una circoscrizione elettorale e a ciascuna di esse spetterà numero di collegi proporzionale al numero dei deputati da eleggere: si passa dai 17 collegi della Lombardia – seguita da Campania (10), Sicilia e Lazio (9) - al collegio unico di Umbria, Molise e Basilicata.
In media, ogni collegio, conta 582mila abitanti: l’omogeneità dei collegi per popolazione è infatti uno dei criteri direttivi previsti dalla legge delega. L’altro criterio al quale si è attenuta nella definizione dei collegi plurinominali la commissione di esperti nominata dal Consiglio dei ministri, e presieduta dal Presidente dell’Istat Alleva, è stato quello della “coerenza territoriale” e della “continuità”. Come si legge nella relazione illustrativa, tale criterio ha portato alla definizione di “collegi plurinominali compatti per prossimità reciproca della popolazione residente e per l'appartenenza del collegio ad ambiti territoriali amministrativi e funzionali già definiti e ‘vissuti’ dalla stessa popolazione”.
Si è, inoltre, cercato di assicurare “l'integrità dell'ambito provinciale”: nelle 22 province in cui tale criterio non si è potuto applicare poiché eccedono la soglia demografica massima, “si è prevista la cessione parziale di territorio, nel rispetto dei criteri di delega, con peculiare attenzione all'esigenza di riscontrare in modo più sufficiente il parametro dell'omogeneità”. Allo stesso modo si proceduto laddove era necessario intervenire sulla dimensione comunale, “minimizzando il più possibile gli interventi sui relativi territori. Il comune denominatore di entrambi i tipi di intervento è stata la massima attenzione al criterio dell'omogeneità, declinato dal punto di vista economico sociale e delle caratteristiche storico-culturali”.
 

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la Grecia ci dimostra che l' Europa riformabile http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=228 Mon, 06 Jul 2015 13:30:04 +0200 Oggi inizia a crollare ultima dittatura rimasta in Europa, quella dell’attività finanziaria speculativa.
 

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«L'esito del referendum greco – commenta Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, mentre si sta ultimando lo scrutinio nel Paese ellenico - ha due grandi sconfitti. Il primo sconfitto è l'establishment tecnocratico e politico che ha reso irriconoscibile il progetto europeo delle origini, dando una priorità assoluta e insensata agli interessi della finanza internazionale, a scapito della dignità del lavoro e della democrazia.
L'altro grande sconfitto è il blocco delle forze populiste e nazionaliste che cavalcando lo scontento diffuso per la crisi, rischiano di sfasciare l'Europa. Il voto greco dimostra invece che l'Europa è riformabile quando la sovranità torna al popolo sia a livello nazionale che a quello comunitario.
La Grecia – prosegue Bottalico - non avrà risolto i suoi problemi ma l'esito della consultazione referendaria le conferisce adesso maggior forza contrattuale, ottenuta nonostante l'ignobile tentativo di condizionamento del voto messo in atto dalle istituzioni finanziarie europee con la riduzione della liquidità di emergenza delle banche greche, che costituisce un accanimento su pensionati e famiglie, fatto da chi nel contempo pompa senza interruzione quantità incomparabilmente superiori di liquidità nei bilanci degli istituti di credito europei.
Il voto di oggi potrebbe essere ricordato come l'inizio del crollo dell'ultima dittatura rimasta in Europa, quella dell’attività finanziaria speculativa.
Bisogna allora dare seguito a questa istanza di profondo cambiamento che arriva dai Paesi meridionali dell'Europa: oggi la Grecia, domani la Spagna, il Portogallo, l'Italia e la Francia.
Nella politica italiana si sente ora un coro unanime di critica all'austerità. Ma saranno credibili solo coloro che faranno anche i fatti. Lo si capirà, ad esempio da come sarà articolata la legge di stabilità 2016, se conterrà, nel contempo, più investimenti per lavoro e sviluppo, più spesa sociale, con l'introduzione di una misura universale per la lotta alla povertà, minori tasse per lavoratori e famiglie e sui patrimoni immobiliari dei ceti medio bassi, in modo da innescare un circolo virtuoso che porti alla ripresa della domanda interna. Ciò naturalmente – conclude Bottalico - implica la determinazione politica di ridiscutere vincoli e trattati europei, di togliere immediatamente il pareggio di bilancio dalla Costituzione, non fermandosi al primo no di qualche euroburocrate, ma giungendo, se necessario, al ricorso al referendum anche in Italia».
 

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La buona scuola: via libera del Senato http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=227 Fri, 26 Jun 2015 12:37:49 +0200

Giovedì 25 giugno il Senato, con 159 voti favorevoli, 112 contrari e nessun astenuto, ha approvato il maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge di riforma del sistema nazionale di istruzione (ddl 1934), sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Il testo passa ora all’esame della Camera dei deputati.

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Il provvedimento approvato da Senato prevede:

  • un piano straordinario di assunzioni, di oltre 100.000 insegnanti, che darà alla scuola l’8% di docenti in più, una media di 7 docenti aggiuntivi per ciascun istituto. Dopodiché i concorsi saranno l’unico strumento per accedere al ruolo e saranno banditi ogni tre anni. Il primo bando è previsto entro il prossimo 1° dicembre: non ci saranno posizioni riservate ai precari di seconda e terza fascia, ma saranno valorizzati i titoli e le pregresse esperienze d’insegnamento dei candidati.
  • È previsto un limite massimo di 100.000 euro per lo school bonus, ovvero la possibilità di ottenere un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%) a chi farà elargizioni a favore delle scuole.
  • Il numero dei componenti dei comitati scolastici per la valutazione dei docenti è aumentato: ai due rappresentanti dei genitori e ai tre rappresentanti dei docenti si aggiunge un membro esterno individuato dall'ufficio scolastico regionale.
  • L'introduzione di criteri per la valutazione, ogni tre anni, dei dirigenti scolastici, che saranno supervisionati da ispettori esterni.
  • Il piano dell'offerta formativa diventa triennale e sarà elaborato dal collegio dei docenti, sulla base degli indirizzi definiti dal dirigente scolastico, e approvato dal consiglio di istituto.
  • Lo stanziamento di 100 milioni di euro per la realizzazione dell’alternanza scuola-lavoro.

Il disegno di legge assegna inoltre al Governo la delega ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno più decreti legislativi. Tra gli ambiti della delega ricordiamo:

  • Il riordino delle norme in materia di scuola.
  • L'introduzione di un sistema unitario per la formazione iniziale e per l'accesso alla professione.
  • La garanzia del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale
  • La promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità.
  • Le modalità di assunzione e formazione dei dirigenti scolastici.
  • La creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al resoconto stenografico della seduta dell’Assemblea di Palazzo Madama che ha approvato il disegno di legge, alle slide sui finanziamenti contenuti nel ddl e all'infografica sui principali provvedimenti previsti dal maxiemendamento.

 


 

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Le proposte delle Acli per nuove politiche di welfare http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=226 Wed, 03 Jun 2015 17:03:35 +0200 L’incontro dell’Alleanza contro la Povertà in Italia con il ministro Poletti (20 maggio 2015) e con il Santo Padre Papa Francesco (23 maggio) hanno portato con forza l’attenzione sul tema del progressivo impoverimento dei ceti medi lavoratori, delle famiglie, della lotta alla povertà e della necessità costruire progressivamente l'infrastruttura per un nuovo welfare. La diminuzione dei redditi da lavoro, per chi li ha ancora, i tagli allo stato sociale, alle pensioni, alla sanità, prospettano una società che nei prossimi anni vedrà i pochi ricchi accrescere le loro ricchezze ed una maggioranza, un intero popolo, di poveri.

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Papa Francesco ha invece sottolineato che «la proposta di un sostegno non solo economico alle persone al di sotto della soglia di povertà assoluta, che anche in Italia sono aumentate negli ultimi anni, può portare benefici a tutta la società. E’ una importante battaglia culturale, quella di considerare il welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo».Del resto, l’esigenza di definire nuove ed efficaci politiche di welfare è una costante della storia recente del Paese e la crisi non ha fatto altro che rendere più evidente l’inadeguatezza del nostro sistema di protezione sociale nella sua forma convenzionale. La continua differenziazione dei bisogni a tutti i livelli (per fasce d’età, genere, ambiti territoriali, etc.) rende, infatti, sempre più inefficaci le risposte standardizzate: gli indicatori sulla qualità dei servizi italiani mostrano un quadro caratterizzato da differenze territoriali importanti e diffuse che si riflettono, tra l’altro, in un sostanziale ritardo rispetto alle medie europee. In particolare, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva erosione della quota di popolazione attiva sono i fenomeni che più impatteranno sul welfare futuro, in quanto elementi che svolgono una funzione di traino nella definizione di nuovi bisogni.


Il fatto che lo stato sociale venga sempre più spesso percepito come un costo piuttosto che come una risorsa, rischia tuttavia di minare i principi della solidarietà, della giustizia sociale e dell’uguaglianza alla base della nostra democrazia. Le Acli sono invece convinte che lo stato sociale sia ancora un importante perno di sviluppo su cui investire e che l’imperativo per l’Associazione debba essere quello di attivarsi nella ricerca di nuove vie per una più efficiente ed efficace protezione sociale dei cittadini. La tendenza a razionalizzare i sistemi di welfare istituzionali deve essere l’occasione per aprire spazi a forme alternative di welfare partecipativo, territoriale e di prossimità, per far sì che tutti i cittadini abbiano accesso a servizi di qualità. Una posizione, questa, già delineata in un documento, “Linee strategiche per nuove politiche di welfare” (in allegato), approvato dalla Presidenza nazionale Acli.
Nel dettaglio, la posizione delle Acli e sono espresse in un documento approvato dalla Presidenza nazionale.
 

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Chi ha vinto le elezioni regionali? http://www.fondazioneachillegrandi.it/news.interna.php?notizia=225 Wed, 03 Jun 2015 15:02:12 +0200 Nonostante fosse stato largamente annunciato, il crollo della partecipazione al voto ha ormai assunto proporzioni senza precedenti. Tutti gli analisti politici evidenziano come le ultime regionali abbiano fatto registrare un nuovo record negativo: nelle sette regioni nelle quali si è votato, la partecipazione è crollata di oltre 11 punti, attestandosi al 52,2%, e per la prima volta l’astensione è divenuta l’opzione maggioritaria in diverse regioni del paese (quasi un elettore su due non ha votato).

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Si consideri che nel 2010, nelle sette regioni nelle quali si è votato, l’affluenza aveva superato la soglia del 60%. Nel dettaglio, la regione in cui si è registrata l’affluenza più alta è stata il Veneto (57,2%); la Toscana è invece la regione in cui si è votato di meno (48,3%).
L’evoluzione negativa della partecipazione alle regionali rappresenta, comunque, un trend di lungo periodo, essendo complessivamente diminuita di 40 punti negli ultimi 40 anni (di cui 18,3 persi negli ultimi 10 anni). Se, infatti, negli anni ’90 i votanti alle regionali raggiungevano una percentuale simile a quella delle politiche, nell’arco di vent’anni le elezioni regionali sono diventate le meno partecipate, anche meno delle europee che, viceversa, sono cresciute in termini d’importanza e di credibilità tra gli elettori.
Quanto ai partiti, la perdita di voti ha interessato, sia pur in misura e in forma diversa, tutte le formazioni ad eccezione della Lega Nord, l’unico partito che ha aumentato i propri consensi. Tuttavia, la Lega Nord non è un partito nazionale, ma un partito del Centro-Nord, mentre il M5s si conferma ancora il secondo partito italiano dopo il Pd, essendo riuscito a consolidare la propria presenza non solo a livello di elezioni politiche nazionali ma anche a livello di amministrative.
Per un approfondimento delle possibili cause dell’astensionismo e dei flussi elettorali si rimanda alle analisi del Cise (Centro Italiano Studi Elettorali) e dell’Istituto Cattaneo.
 

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