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Le proposte delle Acli per nuove politiche di welfare

03/06/2015

L’incontro dell’Alleanza contro la Povertà in Italia con il ministro Poletti (20 maggio 2015) e con il Santo Padre Papa Francesco (23 maggio) hanno portato con forza l’attenzione sul tema del progressivo impoverimento dei ceti medi lavoratori, delle famiglie, della lotta alla povertà e della necessità costruire progressivamente l'infrastruttura per un nuovo welfare. La diminuzione dei redditi da lavoro, per chi li ha ancora, i tagli allo stato sociale, alle pensioni, alla sanità, prospettano una società che nei prossimi anni vedrà i pochi ricchi accrescere le loro ricchezze ed una maggioranza, un intero popolo, di poveri.

Papa Francesco ha invece sottolineato che «la proposta di un sostegno non solo economico alle persone al di sotto della soglia di povertà assoluta, che anche in Italia sono aumentate negli ultimi anni, può portare benefici a tutta la società. E’ una importante battaglia culturale, quella di considerare il welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo».Del resto, l’esigenza di definire nuove ed efficaci politiche di welfare è una costante della storia recente del Paese e la crisi non ha fatto altro che rendere più evidente l’inadeguatezza del nostro sistema di protezione sociale nella sua forma convenzionale. La continua differenziazione dei bisogni a tutti i livelli (per fasce d’età, genere, ambiti territoriali, etc.) rende, infatti, sempre più inefficaci le risposte standardizzate: gli indicatori sulla qualità dei servizi italiani mostrano un quadro caratterizzato da differenze territoriali importanti e diffuse che si riflettono, tra l’altro, in un sostanziale ritardo rispetto alle medie europee. In particolare, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva erosione della quota di popolazione attiva sono i fenomeni che più impatteranno sul welfare futuro, in quanto elementi che svolgono una funzione di traino nella definizione di nuovi bisogni.


Il fatto che lo stato sociale venga sempre più spesso percepito come un costo piuttosto che come una risorsa, rischia tuttavia di minare i principi della solidarietà, della giustizia sociale e dell’uguaglianza alla base della nostra democrazia. Le Acli sono invece convinte che lo stato sociale sia ancora un importante perno di sviluppo su cui investire e che l’imperativo per l’Associazione debba essere quello di attivarsi nella ricerca di nuove vie per una più efficiente ed efficace protezione sociale dei cittadini. La tendenza a razionalizzare i sistemi di welfare istituzionali deve essere l’occasione per aprire spazi a forme alternative di welfare partecipativo, territoriale e di prossimità, per far sì che tutti i cittadini abbiano accesso a servizi di qualità. Una posizione, questa, già delineata in un documento, “Linee strategiche per nuove politiche di welfare” (in allegato), approvato dalla Presidenza nazionale Acli.
Nel dettaglio, la posizione delle Acli e sono espresse in un documento approvato dalla Presidenza nazionale.